venerdì 29 luglio 2016

SIATE FELICI






Siate felici, è la risposta, esponetevi a quella che è la fonte primaria di felicità planetaria, che spande quell’ energia che gli antichi chiamavano amore, il vero amore che il Cosmo ci mette a disposizione, energia coesiva, attraente, che non ci lascia soli e ci fa sentire uniti.
Questo è il sole che il faraone eretico Akhenaton chiamava Aton e che molti popoli hanno sempre considerato la rappresentazione di Dio. Oggi sappiamo dei benefici che la luce solare offre all’esser...e umano. Siamo batterie solari, quante volte lo abbiamo sentito dire ? Esporci alla luce solare una volta al giorno, magari portando fuori le nostre attività (in questo momento io sono all’aereoporto di Fiumicino e sono in attesa del volo, seduta sul muretto del terminal 1 mentre un sole discretamente caldo mi sta alle spalle. Non ho gli occhiali , né da vista, né da sole, non ho filtri e guardo nella luce come mi sono ormai abituata a fare senza più strizzare gli occhi, e scrivo questo articolo). Si può fare, insomma, basta ricordarsene. Ma in che modo la Luce solare incide sulla linea ? Basti pensare che la Luce che entra dentro di noi dagli occhi, dalla pelle, quei raggi solari che depositano bilioni di neutrini sulla nostra pelle ad ogni secondo, condizionano la nostra fisiologia interna, ed uno degli effetti incredibili è proprio sulla regolazione dell’appetito, sull’umore, sul metabolismo e la capacità di assimilare ciò che serve e bruciare ciò che è in eccesso.
Allora, è facile ? Ricordo che anche d’inverno la luce solare filtra attraverso le nubi, e un’attività all’aperto fa bene, sempre.
Mi fa piacere segnalare a questo punto un libro pubblicato nel 2002 da Fabio Marchesi, un ingegnere, che andando oltre la new age, ha avuto la grande capacità divulgativa di dare dignità scientifica ad alcune verità sempre riconosciute ma ai giorni nostri ancora abbastanza sottovalutate. Al di là del business che questo può avergli comportato, credo che, se avete ancora dubbi sulla validità della luce solare, valga la pena leggere “La luce che cura” ed. Tecniche nuove, dove Marchesi spiega con dovizia di note scientifiche perché la luce solare fa bene. Prima regola dunque Ritmo, sua applicazione: esporsi alla luce solare almeno un’ora al dì.





Disegno la mia vita con i pensieri ,tiro il filo dei giorni andati e raccolgo i mesi , gli anni in un gomitolo di tempo .Tutto ciò che è stato è in ciò che sono , in questa donna ottimista e stanca , in questi miei capelli raccolti ,in questo mio sguardo tenace che non molla . Entro lentamente nelle pagine della mia vita , senza ambizione mi accosto ai giorni di sole o di pioggia , come un racconto prezioso accolgo ciò che è stato ,tiro quel filo e ogni singolo evento mi appare come un unico valore . E’ un placido itinerario tormentato il mio ,pieno di tante vite ,di tante realtà diverse , , di tante Fabiane differenti . Tutti arriviamo al resoconto di ciò che abbiamo fatto e vissuto , tutti , prima o dopo, tiriamo una linea e facciamo i conti di ciò che abbiamo compiuto …pochi ,forse, arrivano ad appallottolare questo gomitolo , pochi tralasciano gli eventi e fanno i conti di ciò che sono . Entro in questo viaggio , tra acque agitate e placide ,mi inchino ad ogni mio passo , ad ogni errore , ad ogni sorriso e a ogni lacrima …tutto mi ha portato a me ,a questa quarantenne che tra atroci dolori è riuscita a salvare quella bambina timida dagli occhi grandi e le lunghe trecce ; certo sono cambiata tanto negli anni ma ora mi rendo conto , ora che che il gomitolo cresce , mi accorgo che quella bambina è viva più che mai ,che dopo tanto tempo vissuto ,sono miracolosamente riuscita a salvare quel lieve rossore che mi invade il viso ,quella tenerezza che mi prende il cuore e lo spirito . Gioco ancora e tutto , o quasi , mi sorprende come allora , persino i giorni si trasformano in giochi , persino il dolore sembra un secchiello da svuotare . La primavera ha portato fioriture abbondanti nei miei giorni ,sono talmente tanti i prati che ricordo che tutti i dolori sembrano precipitare nell’ oblio , sembrano disintegrarsi sommersi da tutti quei fiori . Dio quanto ho amato !! quanto ho sorriso e quanto ho pianto, ogni volta travolta dalla furia degli eventi sono riuscita a riemergere più forte e consapevole di prima . La vita è davvero un inalterabile miracolo , un gioco senza senso , un gioco pieno di ogni senso . Talvolta ho chiuso gli occhi , la mente e il cuore per non vedere , come assopita tra le carezze e gli schiaffi dei giorni , altre volte , invece , questi occhi li ho spalancati e ci ho fatto entrare pezzi di anime , pezzi di mondo e di altri cuori .Ho cacciato le ombre con gli abbracci , i pensieri con i baci e ogni sorta di mostro con l’ amore . Ragazzi che viaggio la vita !! quante volte ho pensato “anche solo per questo attimo avrebbe avuto un senso vivere !!”

STELLE DI CARNE di Fabiana Persico









 Come pietre le albe andate mentre un mare infuriato mi bagna. Siamo solo nodi da sciogliere,
dietro questa vergognosa umanità che ci prende,
ed è respiro questa furia che ci coglie,
mentre l’aria aggredisce la pelle e la mente.
Se solo fossimo capaci di rinunciare
ad ogni triste evento,
a gettare i coltelli
e questi pensieri gravidi di umane vergogne.
Non siamo Dei,
pezzi di carne ad accarezzar la terra,
poco più che foglie aggredite dall’aria,
con radici nascoste
nei potenti cieli.
Ed è ascia,quest’umanità che preme,
che celebra il nulla
che rinuncia ai silenzi.
Mente la mente o il cuore Amore?
mentre il mondo uccide ogni fiore,
mentre la primavera arretra,spaurita
ed effimeri Dei regnano
e brindano,
con calici del sangue della povera gente,
arriccio il tempo dentro i tuoi occhi
e navigo in fiumi lontani,
pietoso sciogli
e celi,
fecondo di speranze
e paradisi perduti.
Uno sguardo
e ammazzi il male.
Stella di carne,
spolveri la mia mente con in tuoi sguardi,
e si allontana il mondo con ogni suo pianto,
sospesi dal tempo lottiamo di baci,
e di cielo vestiti.
Fabiana Persico

mercoledì 20 luglio 2016

Dante Alighieri l'Iniziato







Dante Alighieri nasce a Firenze nel maggio 1265 sotto il segno dei Gemelli. Di essere nato sotto il segno zodiacale dei Gemelli lo dice Dante stesso nel Paradiso.
Durante la salita all’Empireo, venutosi a trovare proprio in quella costellazione, prega i Gemelli di aiutarlo nell’ultimo impegnativo tratto della sua ascesa e ricorda come il sole fosse congiunto con loro nel momento in cui, per la prima volta, lui aveva respirato l’aria di Toscana: «quand’ io senti’ di prima l’aere tosco». Nell’istante del suo primo respiro, quando gli influssi degli astri agiscono con più forza, quelle «gloriose stelle» avevano infuso in lui tutto l’«ingegno» di cui, grande o piccolo che sia («qual che si sia»), si sente dotato.
Tuttavia, benché molte volte si occupi di problemi astrologici, e benché insista sulla particolare «virtù» delle stelle che hanno presieduto alla sua nascita, Dante non specifica mai quale influsso particolare esse abbiano esercitato su di lui. Gli astrologi dell’epoca sostenevano che, se nella «casa» dei Gemelli erano presenti anche Mercurio e Saturno (congiunzione che si era verificata proprio nel 1265), i nati sotto il segno erano dotati di eccellenti qualità intellettuali e di particolari capacità di scrittura. Può darsi che lo pensasse anche Dante. Di sicuro, al di là delle (non molte) dichiarazioni di modestia, egli era convinto che i Gemelli lo avessero provvisto di un notevole ingegno.
Possiamo essere certi, comunque, che se fosse nato sotto un altro segno, egli avrebbe ugualmente sostenuto che esso lo aveva beneficato in sommo grado. Della personalità di Dante, infatti, l’aspetto più rilevante è il suo sentirsi diverso e predestinato. In ciò che ha visto, fatto o detto, si tratti della nascita di un amore, della morte della donna amata, della sconfitta politica o dell’esilio, lui scorge un segno del destino, l’ombra di una fatalità ineludibile, la traccia di una volontà superiore. È un’idea che ha cominciato a nutrire fin da giovane e che si rafforzerà nel tempo fino a sfociare nella convinzione di essere stato investito da Dio della missione profetica di salvare l’umanità. Come non chiedersi, allora, quale immagine di sé desse nella vita di ogni giorno un uomo così egocentrico e così persuaso della propria eccezionalità e, soprattutto, come gli altri lo giudicassero?

venerdì 15 luglio 2016







Le chiamano le donne delle seconde file.
Quelle che gli passa un velo di tristezza sul viso ma cosi impercettibile da sembrare imperturbabili, quelle che osservano la scena ad occhi chiusi perché conoscono la parte a memoria, quelle derise, additate, giudicate. Ma a loro non importa, le donne delle seconde file si fanno bastare un breve momento di gloria, ma in quel momento, si sentono uniche.

lunedì 11 luglio 2016

Mariella Buscemi










    So come il mare degli occhi 
    mi diventa grigio sotto il cielo della punizione
    e come la pelle si difende d'ebano 
    davanti alle sferze roventi di un sole assassino,
    come il cuore gira lo sguardo difronte al tradimento...
    e come le gambe mi cedano in segno di resa
    in risposta al tempo che si fa beffa dell'eternità,
    ma poi mi perdo quando il riflesso mi raffigura intera
    ché tutto l'occhio non mi contiene ed il coraggio è piccolo
    davanti allo sgorbio significato della mia sintesi
    e frammentarmi è un attimo.











    Raramente mi accorgo di me anche la notte fa ombra se il corpo alla luna espone la carne la pelle avvizzita vuol dire che il tempo nasconde nei solchi delle rughe il segreto della sopravvivenza abituarsi a morire un poco per volta a volte vorrei non saperlo vorrei non sapermi di fronte allo specchio la trasustanziazione della colpa non sapere il mio nome per chiederlo pronunciandolo sillaba a sillaba sgocciolando fonemi dalla bocca come bava con il giorno che si incastra negl...i occhi alle prime ore del mattino abitate dal sospetto che non sia un giorno nuovo mentre mi lavo i denti meditando su alcune questioni secondarie di poco conto come il grado di fatica che l’inutilità del vivere richiede oppure quante vite vale un pieno se cerco di ascoltarmi non ho nulla da dire riempio il silenzio che ho prodotto con vaghi progetti a medio e lungo termine o con buoni propositi di inizio stagione oppure con pensieri utili come ricordati di chiudere la porta di casa con la chiave quando esci fuori inevitabilmente coinvolto in una intricata ragnatela di relazioni che implicano cose come sorridere ai vicini votare soddisfarmi con qualcuno che vive con me dichiarare guerra ad un paese straniero esercitare la mia libertà d’acquisto tenere sotto controllo la prostata pranzare con i colleghi sostenendo valori di media portata produrre rifiuti organici non fare il bagno dopo pranzo partecipare ad eventi collettivi scusandomi di vivere lontano da quei luoghi di intrattenimento dove riversare le ultime energie inassorbite dal precariato comunicare con monoliti verbali tipo buongiorno dove pranziamo ti amo hai comprato il pane mi manchi arrivare in orario in ufficio esprimere emozioni come due punti meno parentesi chiusa oppure due punti meno pi sentirmi all’altezza dei tempi che cambiano perdemmo la coda quando iniziammo a trascinarci dietro il resto gli scheletri negli armadi hanno lasciato i corpi molli sprofondati nelle poltrone sfondate dalla forza di gravità depositato da qualche parte ai margini della coscienza mi scorgo impegnato ad assaporare un mondo senza presenza mentre il tempo lentamente mi tace.
    (Antologia AA VV Poetarum Silva, Arturo Moll, Samiszdat 2010